Lízinka, la bellissima e timida adolescente protagonista del romanzo, non ammessa ad altre scuole, si ritrova a frequentare un corso che la farà diventare… la prima donna boia al mondo.
Partendo da questo sorprendente avvio, Kohout avvolge il lettore - anche spezzando la continuità del racconto e forzando lo stile - in toni grotteschi e sulfurei, in un humour nero che si nutre di abile divertimento teatrale, in un'inaccettabile violenza sessuale e politica, in riflessioni filosofiche assurde quanto regolate da una logica ferrea e depravata, e lo catapulta nella distopia fin troppo reale di un mondo non così distante dal nostro e insieme parente strettissimo dei regimi totalitari - di ogni colore - del Novecento.
Lízinka - una protagonista eterea, muta, unidimensionale, priva di passioni, umanamente inconsistente, ma con la capacità di ammaliare tutti e tutte - è la perfetta imago della società disegnata da Kohout. Una società che « decide di insegnare la morte con la stessa naturalezza con cui insegna il diritto, la medicina o l'ingegneria » (dalla postfazione di Alessandro Catalano). Una società vivisezionata nelle sue relazioni inumane, deviate, e tuttavia così " normali ", forgiata e soffocata dal linguaggio protocollare, dal servilismo e dalla viltà che muove ogni impulso dei suoi attori.
Non da ultimo, una società maschilista, in cui gli uomini appaiono dominare, satiri infantili che finiscono spesso per coprirsi di ridicolo.
In un'epoca come la nostra, in cui ogni comportamento umano, già da bambini, sembra esclusivamente funzione del sistema economico, e il continuo spettacolo della crudeltà su ogni possibile mezzo di comunicazione ci ha anestetizzati, rendendoci assuefatti e indifferenti, a distanza di quasi mezzo secolo il romanzo di Kohout appare allo stesso tempo profetico - come spesso la grande letteratura - e purtroppo un avvertimento sempre valido, dopo averne scoperto la "banalità", a non continuare a normalizzare il male.
Alessandro De Vito
Pavel Kohout (Praga 1928) è uno degli scrittori e intellettuali cechi più importanti del Novecento. Autore di romanzi e drammaturgo, è stato uno dei protagonisti della stagione della Primavera di Praga e in seguito uno dei fondatori della piattaforma di dissidenza Charta 77.
La carnefice, uscito nel 1978 in patria in edizioni clandestine samizdat e pubblicato all'estero prima in tedesco (1978) e poi in ceco (1980), è stato tradotto in molte lingue, come altre sue opere narrative e teatrali.
In seguito alla pubblicazione del romanzo Kohout venne espulso dalla Cecoslovacchia e privato della cittadinanza; ha vissuto in esilio a Vienna, per tornare a dividersi, una volta riabilitato dopo il 1990, tra Vienna e Praga.