In "Equipaggio fantasma" di Giorgio Mobili (Milano, 1973) si tessono rimembranze, viaggi reali e spaziali, percorsi immaginari e visioni. Quando i testi appaiono enigmatici, è sempre il linguaggio a segnare il cammino: il verso si addensa per poi sciogliersi e fluire in grumi densi di sensazioni che colpiscono il lettore, come flash luminosi, fuochi accesi nel buio, lungo una rotta infinita e in compagnia di chi non si cura di essere "vento e polvere".